Costituzione degli Stati Uniti che sancisce fin dall' inizio che "promuovere il Benessere generale" non coincide necessariamente come un diritto ad avere un lavoro. E che "assicurare le Benedizioni delle Libertà" non coincide con la libertà giacobina ereditata dalla Rivoluzione Francese. Eccesso di libertà che spesso ha oppresso quella altrui.
Affermare inoltre che il "lavoro non è un diritto" non si tratta di non tutelare i diritti dei lavoratori, ai quali spesso ci pensa una magistratura fortemente politicizzata e tendente al rosso, con sguardi strabici verso il "povero" lavoratore catechizzato dai sindacati.
Si tratta di ribadire con forza che IL LAVORO NON E' UN DIRITTO, inteso come posto e stipendio fisso e garantito comunque dallo Stato. Lavoro che in Italasia è spesso ottenuto grazie alla raccomandazione od alla bustarella piuttosto che in modo meritocratico. Lavoro dove il fannullonismo è guardato con invidia, piuttosto che con rabbia; dove il "tengo famiglia" è una forma di intoccabilità estesa oggi anche ai troppi immigrati giunti con sentore di Paese di Bengodi che è momento di far cessare.
E' giunto invece il momento di ribaltare gli schemi ribaltati, mi si permetta questo gioco di parole; tornando al concetto che IL LAVORO E' UN DOVERE ED UN SERVIZIO, verso gli altri e verso lo Stato. Dove il MERITO e l' IMPEGNO devono essere premiati fin dalla Scuola, cancellando l' idea del "comunque tutti promossi" che ha fatto radice asinina in questi ultimi anni. LAVORO dove chi sbaglia, paga, sia che si tratti di un padrone, di un operaio o di un magistrato. LAVORO inteso non come routine spesso improduttiva finalizzata al raggiungimento del Venerdì sera; magari faticando, fisicamente o mentalmente, il meno possibile, fregando Stato e Padrone. LAVORO inteso invece come una BENEDIZIONE (rifacendomi agli USA) da mantenere e coltivare, come nella Parabola dei Talenti.
Dunque, questa volta la Fornerina non ha avuto torto. Peccato solo una sua piccola marcia indietro simile a quella di Cassano...
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